Durante quest’anno scout, noi del Clan Catenanuova 1 abbiamo portato avanti un progetto che ci ha coinvolti profondamente, sia a livello umano che comunitario. Lungo il nostro percorso ci siamo accorti che all’interno del nostro paese esiste una realtà spesso poco conosciuta: quella dei ragazzi e delle ragazze accolti dalla Comunità Santa Chiara.
Ci siamo chiesti se questi ragazzi e ragazze siano coinvolti all’interno della comunità di Catenanuova.
Questo ci ha spinti ad agire, mettendo in campo ciò che sappiamo fare meglio: l’incontro, il gioco e l’ascolto.
Abbiamo quindi organizzato due incontri con loro.
Il primo incontro, avvenuto il 22 marzo, è stato di tipo conoscitivo: ci siamo presentati, abbiamo condiviso le nostre esperienze e abbiamo iniziato a creare un clima di fiducia e apertura.
Nel secondo incontro, avvenuto il 25 maggio, li abbiamo coinvolti in giochi scout, proponendo attività dinamiche che puntavano al lavoro di squadra, alla comunicazione e alla scoperta reciproca.
Al termine delle attività, abbiamo raccolto le loro riflessioni e opinioni attraverso alcune domande chiedendogli di cosa sentono la mancanza o se si sentono coinvolti nelle attività proposte dal paese, abbiamo fatto ciò per ascoltare direttamente dalla loro voce come vivono la loro presenza a Catenanuova.
Dalle loro risposte è emersa una realtà fatta di luci e ombre.
Da un lato, il paese offre opportunità, luoghi di socialità e punti di svago per ragazzi e ragazze, soprattutto attraverso sport e spazi pubblici.
Dall’altro, però, abbiamo percepito una forte mancanza legata agli affetti familiari, alla loro cultura di origine, alla possibilità di accedere a cibi tradizionali e, in alcuni casi, alla difficoltà nel praticare la propria religione per l’assenza di centri di culto adeguati.
Questa esperienza ci ha fatto riflettere molto su cosa significhi davvero includere qualcuno, e quanto sia importante non fermarsi all’accoglienza formale, ma costruire relazioni vere e durature. Il nostro impegno non finisce qui: vogliamo continuare a creare ponti, rendere visibili le storie e i volti di chi spesso resta ai margini, e contribuire – nel nostro piccolo – a costruire una comunità più aperta, solidale e consapevole.




