Leggere per credere PDF Print Email
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«Io so che quando mi perdo in un bel libro faccio qualcosa di migliore, di più saggio, di più valido di quanto hanno fatto da anni tutti i ministri e i sovrani di questa terra. Io costruisco, mentre essi distruggono, io raccolgo, mentre essi disperdono, io vivo Dio, mentre essi lo rinnegano e lo crocifiggono.»

«Ho sperimentato che non esiste programma di vacanza più bello che proporsi di non leggere nemmeno un rigo, e dopo, niente di più piacevole che, al momento opportuno e con un libro veramente attraente, tradire il bel programma.»                                                      Hermann Hesse

 

 

Libri per raccontare la possibilità di vivere con pienezza, nonostante una malattia infausta...
Libri scritti da persone di tutte le età che hanno sofferto e hanno saputo dire "il dolore è un dono". Sicuramente sono libri di "Vite" che hanno molto da insegnare a noi eterni "scontenti", a noi che a fine anno, vogliamo "rottamare" il nostro vissuto , senza accorgerci che così facendo, rottamiamo anche i momenti in cui il Signore era al nostro fianco e cioè...Sempre!                       
  • DOLCISSIMO CRUDELE AMORE                                  
Un libro con una ragazza sorridente in copertina. È Chiara, l’autrice, qui ritratta in una vecchia foto di quando stava ancora bene.Perchè oggi non è più così. Ha una malattia che l’ha costretta su una sedia a rotelle, che la fa soffrire ogni giorno. Eppure Chiara non ha perso la sua voglia di stare con gli altri, di fare nuove amicizie, di vivere ed andare avanti giorno per giorno, nonostante tutto. Il suo sguardo è ancora attento e vivace, con quel suo bellissimo sorriso, come in quella vecchia fotografia, che viene così naturale ricambiare. Ha trovato la forza di vivere la sua vita con “lei”, come chiama la sua malattia nel libro, ed ha scritto Crudele dolcissimo amore, per condividere con gli altri la sua esperienza di fede e di coraggio.         

  • UN MEDICO, UN MALATO, UN UOMO. COME LA MALATTIA CHE MI UCCIDE MI HA INSEGNATO A VIVERE .
Un medico di successo, una bella famiglia, una forma fisica da far invidia. Nel febbraio del 2002 Mario Melazzini pensa di essere un uomo realizzato. Ma quando sale in bicicletta per il suo allenamento quotidiano capisce che qualcosa non va. Il piede sinistro non risponde, il corpo gli disubbidisce. Comincia così il calvario della malattia. Ci vuole un anno per avere la diagnosi: è SLA, sclerosi laterale amiotrofica, una patologia degenerativa con la quale, mediamente, non si vive più di tre anni. Il medico diventa malato e incontra sul suo cammino la sofferenza, la depressione, la paura, il desiderio di farla finita prima di finire come un vegetale. Ma poi reagisce. Capisce che la vita può essere ricca e interessante, nonostante la malattia. Anzi, anche «grazie» a essa. La sua stessa professione acquista una nuova profondità. Ora, infatti, Mario vede le cose «dall’altra parte». Entra in contatto con decine di persone fragili e in compagnia di un cantautore famoso e di una badante rumena incomincia la sua più grande battaglia: quella contro la solitudine e l’abbandono che spesso accompagnano le patologie più gravi, contro quel sentimento di esclusione e di insignificanza che prima o dopo coglie tutti coloro che soffrono di handicap invalidanti. Adesso non vuole più morire, ma «godere ogni minuto del miracolo di essere vivo».
 

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