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Il capo vien dalla chiesetta
in sul calar del sole,
coma fatto dall'erba; e reca in mano
un mazzolin di fluide parole,
onde, siccome suole, a parlare egli si appresta
la sera in cui c'è co.ca., prima del dì di festa.
Siede con i vicini
in su la sedia a sgnasciar la capo bella,
pensando a santa, là, dove si perde il giorno;
e sfriguliando vien del suo buon tempo,
quando ai dì della festa ella usava,
fiorente sana e snella
danzar la sera a caccia di stornelli
ch'è come voler dir di maschi belli!
Già tutta l'aria imbruna,
i capi gruppo iniziano a parlar
e come per incanto sopra i tetti
inizia a biancheggiar la luna.
Or le lancette dan segno
della festa che viene;
e a quella vision vorresti
uscir di fretta.
I lupettin gridando
per tutto il pomeriggio in frotta,
qua e là saltando,
non sol la testa ti hanno rotta;
e intanto c'è chi pensa alla sua parca mensa,
e gusta già in cuor suo,
la pizza e la bruschetta.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
ai capi gruppo non sembra vero
il poter parlare in santa pace.
Ma dura poco, e un bimbo già si affretta
a far casino, pardon, volevo dire qualche
rumorino.
Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato ciascun in suo pensier farà ritorno.
O capo scherzoso,
cotesta è la serata bella
è come un giorno d'allegrezza pieno,
vivi in silenzio e i capi gruppo ascolta,
altrimenti la tua vita è stolta.
Godi, o capo; questo stato soave,
e non dir più "che pizza questa co.ca.
il sabato sera!"
I CAPI GRUPPO |